Chi sono

Danilo Repetto

“Nella mia esperienza da sindaco ho imparato che per sviluppare il nostro territorio è necessario lavorare su progetti concreti e innovativi attraverso il confronto quotidiano con i cittadini e le loro necessità.”

Danilo Repetto candidato alle prossime elezioni regionali in Liguria
31 maggio 2015

 

PER LA DIFESA DEL TERRITORIO

Gli eventi che ormai ciclicamente colpiscono la nostra regione, come le recenti alluvioni dell’Ottobre 2014, hanno riconfermato ancora una volta la fragilità del territorio ligure. L’entità e la violenza delle piogge hanno causato disastri in alcuni casi irreparabili: cedimenti, innesco di importanti fenomeni franosi, devastazione di ponti, case, edifici, fino al verificarsi di tragedie come la perdita di vite umane.

Se da un lato è innegabile che i fattori climatici costituiscono la causa scatenante degli effetti che si verificano al suolo, è altrettanto vero che questi aspetti non possono e non devono essere considerati l’unico responsabile dei disastri avvenuti: sussistono infatti diverse con-cause predisponenti, che creano le condizioni per cui tali eventi si possano verificare.

In base alla mia esperienza di amministratore, ho potuto toccare con mano come l’abbandono del territorio ha certamente contribuito ad indebolire la nostra terra: un territorio trascurato, per quanto si possa fare opera di prevenzione, sarà sempre a rischio.

La prevenzione, se impostata come difesa imponendo solo divieti, da sola non può bastare!

Sicuramente una attenta disciplina normativa in materia è importante, ma deve consentire, mediante una vera semplificazione burocratica, la possibilità da parte sia dei privati, sia dei comuni di poter intervenire in tempi ragionevolmente celeri, soprattutto in caso di potenziale dissesto. La possibilità di creare argini, canalizzazioni, drenaggi, strutture di sostegno, e la necessità di attuare una regolare esecuzione della pulizia degli alvei fluviali deve essere resa attuabile in ottica preventiva.

Il dragaggio per esempio, tramite gli impianti di estrazione, consentiva un tempo di ripulire costantemente il letto dei fiumi, eliminando ghiaia e materiale alluvionale che le piene depositavano a valle; ciò evitava l’innalzamento del letto stesso, riducendo di conseguenza il rischio di esondazione.

Successivamente è stata introdotta, probabilmente con ragione, una normativa più stringente in materia, per limitare un uso eccessivo dell’attività estrattiva; da circa 25 anni fino ad oggi è vietato estrarre ghiaia dal letto dei fiumi: si è quindi proceduto da un uso eccessivo dei suddetti impianti al loro totale divieto!

Questo tipo di criterio, che va nella direzione di una sempre maggiore rigidità legislativa, lo si può estendere a tutto l’ambito della tutela dell’ambiente (pianificazione di bacino, ecc…).

Il punto però focale delle cause che stanno alla base del verificarsi di fenomeni di dissesto idrogeologico è ravvisabile nella scarsa conoscenza geomorfologica del nostro territorio.

Non si può prescindere dalla conoscenza dettagliata del territorio dal punto di vista geologico e geomorfologico per una lotta ai dissesti che vada di pari passo con le azioni di protezione civile: una maggiore conoscenza del territorio consentirebbe di poter programmare interventi di prevenzione, ma soprattutto di poter mantenere costantemente aggiornato il quadro delle criticità a cui la popolazione (o parte di essa) può risultare soggetta. Ritengo sia scorretto l’approccio al tema: la maggior parte delle frane note non sono monitorate, così come la gestione delle acque di ruscellamento (in particolare delle valli accessorie) non sono disciplinate.

A mio avviso sarebbe necessario valutare la possibilità di adottare un modello basato principalmente su una difesa “attiva” del territorio: fatta quindi non solo di divieti, ma di concrete evidenze scientifiche e strumentali che possano consentire di individuare e perimetrare i settori particolarmente critici. Sulla base di queste evidenze sarà possibile programmare in ordine di priorità gli interventi di prevenzione. Ciò va di pari passo con una migliore programmazione delle azioni di protezione civile: la conoscenza del territorio e delle sue criticità consentirà di poter informare la popolazione in merito ai rischi cui è esposta e le corrette misure di autoprotezione da attuare, ma soprattutto, in fase operativa, di avere chiaro il quadro dei dissesti da fronteggiare.

Si deve capire che se vogliamo salvaguardare in modo costante e duraturo il nostro territorio è necessario effettuare una serie di attività di difesa diretta e attiva, in maniera ordinaria e periodica e non solo in conseguenza ad eventi straordinari come alluvioni o frane.

Saranno proprio queste attività costanti e periodiche che nel tempo ci aiuteranno, in caso di fattori climatici avversi, a evitare tragedie come quelle da noi subite negli ultimi anni.

CONOSCENZA E’ PREVENZIONE

La nuova Regione Liguria a mio avviso dovrà quindi, tra i vari compiti, redigere anche un nuovo quadro di norme chiare e di buon senso, che permettano di effettuare tutta quella serie di attività, impedite negli ultimi anni, grazie alle quali il nostro territorio potrà evitare di continuare a subire gli innumerevoli danni causati dal maltempo.

Per raggiungere questi importanti obbiettivi, ho accettato l’invito a candidarmi nella lista “I Liguri con Paita Presidente”: come Sindaco di Mezzanego, ho dovuto più volte affrontare i gravi problemi derivanti dal dissesto idrogeologico ed ho gestito in prima persona eventi alluvionali e movimenti franosi che hanno spesso purtroppo interessato le nostre valli. Soltanto una diversa gestione del territorio potrà cambiare le cose: se sarò eletto in Regione mi batterò con forza per ottenere risultati concreti su queste fondamentali questioni.